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Savona, 5 agosto 2019

COMUNICATO STAMPA

Il trentennale della Cooperativa savonese

Insieme e futuro: per Progetto Città è tempo di nuove sfide

Si è svolta sabato 3 agosto, nei bellissimi spazi del Seminario di Savona, la prima tappa del cammino di Progetto Città nel trentennale dall’avvio delle attività della Cooperativa.

Proprio in prossimità della ricorrenza della data effettiva di fondazione (era l’8 agosto 1989), la festa di sabato è stata occasione di lancio di nuove sfide che attendono tutto il mondo di Progetto Città e anche quello dei servizi sociali, della pubblica amministrazione e del terzo settore: ambiti nei quali da trent’anni la Cooperativa opera con successo.

Una festa in cui oltre alla parte convegnistica c’è stato anche lo spazio per la relazione, la musica e la convivialità.

Durante l’evento il Presidente e i past president hanno svelato il nuovo logo creato ad hoc per il trentennale ed è stato lanciato il go live del sito www.insiemeefuturo.it che accompagnerà il percorso di questo trentennale.

“Abbiamo deciso un cammino che non fosse di sola festa ma che rappresentasse anche un momento di riflessione tra passato, presente e futuro. Un percorso che si dispiegherà in particolare nel prossimo autunno e che vedrà la Comunità territoriale soggetto attivo nella costruzione dei nostri eventi” – spiega il Presidente Gaetano Merrone.

Grande la risposta dei soci e dei partner per questa prima tappa. “La partecipazione è per noi molto importante: crediamo essere sempre più urgente e necessario un reale confronto sulle strade che abbiamo iniziato a percorrere e su quelle che percorreremo insieme nel prossimo futuro”.

Durante la giornata è stato lanciato anche il contest per la ricerca del nuovo payoff che accompagnerà il logo di Progetto Città. Sul sito www.insiemeefuturo.it sarà possibile ideare e votare il payoff preferito, un modo per coinvolgere i soci, i dipendenti, gli utenti dei servizi e i cittadini nella costruzione delle parole che diventeranno parte della comunicazione istituzionale di Progetto Città. “Perché questo trentennale lasci davvero traccia nel futuro. E lo faccia insieme ai territori e alle comunità di riferimento” – conclude Merrone.

A portare il loro saluto sono stati il Vescovo di Savona Noli Mons. Calogero Marino, l’Assessore del Comune di Savona Ileana Romagnoli, il Presidente Federsolidarietà Liguria  Riccardo Viaggi e il Consigliere di Idee in Rete Gianfranco Marocchi.

Dopo l’intervento del Presidente si sono alternati momenti che hanno avuto al centro alcune parole chiave: accogliere, contaminare, cooperare.

Infine è stata presentata la campagna di comunicazione del trentennale. Una campagna che gioca con le forme e che nella forma ha la sua sostanza. Le forme colorate parte integrante del pattern dell’immagine e dell’allestimento non sono altro che i territori sui quali Progetto Città opera.

Il trentennale si dispiegherà così lungo tutto il 2019 con cinque appuntamenti che avranno luogo sui cinque territori di riferimento della provincia di Savona. Ad ogni territorio è stata associata una parola tratta dalla mission della cooperativa: Savona, Vado, Quiliano: cooperazione; Cogoleto, Varazze: comunità; Albissole, Celle: diritti; Finale, Spotorno, Noli: persone; Ponente (comuni tra Pietra Ligure e Laigueglia): opportunità.

I singoli servizi territoriali, dall’area della prima infanzia, a quella dei servizi alla persona, senza dimenticare l’accoglienza e l’alto disagio sociale, saranno chiamati, in una logica di sperimentazione pilota, a integrarsi tra loro per costruire insieme momenti utili alla crescita umana e sociale degli operatori, degli utenti dei servizi e della cittadinanza.

Nel mese di novembre si terrà l’evento conclusivo che farà sintesi del lavoro svolto sui territori e permetterà a Progetto Città di lanciare le prossime sfide per il futuro.

Savona, 3 agosto 2019

RELAZIONE DEL PRESIDENTE DI PROGETTO CITTÀ – Gaetano Merrone

È una serata di festa quella che vogliamo celebrare stasera. Ma vogliamo farlo a nostro modo. Facendo festa sì, assolutamente! Ma anche guardando al futuro. Al futuro immediato e a quello più lontano.

Un futuro che stiamo progettando da mesi con un obiettivo ben definito, quello di ridisegnare Progetto Città  a partire dal legame con le comunità a cui appartiene.

So bene di essere qui a rappresentare una comunità di persone, di socie e soci, di lavoratrici e lavoratori che si impegnano nel quotidiano con professionalità, dedizione, rispetto delle persone.

Sono qui a rappresentare un modo di essere e di stare nelle comunità; un modo di individuare problemi e bisogni e di proporre soluzioni. Quello di Progetto Città.

LA SCELTA COOPERATIVA

Giovedì prossimo, giovedì 8 agosto per l’esattezza, celebriamo i 30 anni di avvio delle attività di Progetto Città.

Allora, un “manipolo” di 12 giovani ha pensato che la forma cooperativa potesse rappresentare lo strumento per raggiungere i propri obiettivi di aiuto alle persone, di interpretazione dei loro bisogni, di costruzione di soluzioni in un momento in cui anche parlare di “cooperativa sociale” era qualcosa di indefinito.

La cooperazione sociale nasce proprio in quegli anni ma solo nel 1991 trova un riconoscimento giuridico con la legge 381 che definirà “lo scopo delle cooperative sociali è quello di perseguire l’interesse generale della comunità dalla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini”.

Nel 1989 ha preso il via un’impresa – nel suo significato di qualcosa di grandeche, dopo 30 anni, a buon diritto può dire di avere contribuito a cambiare le comunità in cui opera. Molti tra i soci fondatori sono ancora oggi in cooperativa e molti sono presenti anche stasera; bisognerebbe chiedere a loro se potevano solo lontanamente immaginare a cosa avrebbe portato la loro scelta di quei giorni.

UNA COOPERATIVA CHE FA IMPRESA

Con il senno di poi, possiamo dire con orgoglio che ha portato ad un’impresa – intesa in questo caso come organizzazione giuridica – che oggi dà lavoro stabilmente a circa 240 persone, con un fatturato annuo di quasi 6 milioni di euro, che chiude il suo bilancio regolarmente in attivo e che svolge il proprio lavoro in tutti i comuni più importanti della provincia di Savona. Oltre a Cogoleto, in provincia di Genova.

Nel corso della serata emergerà forte l’elemento cooperativistico del “rispondere ai bisogni delle persone e delle comunità” che è fondamentale per una cooperativa sociale. Che è fondamentale per Progetto Città. Che è fondamentale per ognuno di noi.

Ma la cooperativa sociale Progetto Città, come dicevo, è anche un’impresa. Un’impresa che deve stare sul mercato; un’impresa che lavora per innovare, per assicurare un lavoro stabile e una giusta retribuzione ai suoi dipendenti, che opera per favorire la massima conciliazione possibile tra tempo lavoro e vita personale.

Essere un’impresa sana ed efficiente significa anche essere una risorsa in termini di lavoro e occupazione in un territorio come il nostro che ha visto un forte depauperamento delle occasioni di lavoro e di crescita.  Non è un elemento da poco ed è giusto farlo emergere in modo chiaro anche all’esterno.

Nella scorsa primavera, ho avuto l’onore di partecipare all’udienza di papa Bergoglio con le cooperative di Confcooperative e, tra i tanti passaggi illuminanti dell’intervento del Santo Padre, credo possa essere molto chiaro e condiviso quanto Egli dice sul modello cooperativo: “Il vostro modello cooperativo….corregge certe tendenze proprie del collettivismo e dello statalismo, che a volte sono letali nei confronti dell’iniziativa dei privati; e allo stesso tempo, frena le tentazioni dell’individualismo e dell’egoismo proprie del liberalismo. Infatti, mentre l’impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l’impresa cooperativa ha come scopo primario l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali. Certamente anche la cooperativa deve mirare a produrre l’utile, ad essere efficace ed efficiente nella sua attività economica, ma tutto questo senza perdere di vista la reciproca solidarietà”. Cosa si può aggiungere di più? Direi niente…

 

LA FESTA E LE SFIDE

La serata di oggi vuole essere una festa, una festa tra di noi e con voi per i nostri primi trent’anni di attività. Una festa che, nel nostro stile, non sia solo un momento estemporaneo di allegria e gioia (che ci piacciono e che fanno bene all’anima, al cuore e alla mente) ma un momento che rappresenti un chiaro lancio per i prossimi anni, per le prossime sfide che ci attendono.

A noi le sfide piacciono se sono ambiziose ma soprattutto condivise nelle comunità in cui viviamo, cresciamo e lavoriamo.

Progetto Città sin dal primo giorno ha fatto una scelta chiara, strategica e, mi verrebbe da dire, definitiva individuando Savona e la sua provincia, i nostri territori come il luogo dove lavorare per portare avanti la propria mission.

E questa scelta non si è limitata a un territorio ma anche alle collaborazioni. Collaborazioni diverse per “intensità” e per occasioni di incontro, ma sempre portatrici di confronto e innovazione. Crediamo nella concretezza delle collaborazioni.

Mi riferisco alla storica collaborazione con la Caritas nel momento della costituzione della cooperativa, al rapporto proficuo con Fondazione Comunità Servizi e con la Curia di oggi, con le quali condividiamo il tema difficile dell’accoglienza dei richiedenti asilo.

Mi riferisco alle cooperative che, con Progetto Città, costituiscono il consorzio “Il Sestante”: PASR, IL GRANELLO, SOLIDA, ISO. Tutte abbiamo scelto di mettere molto delle nostre organizzazioni in comune per rispondere ai bisogni del territorio arrivando a costituire una realtà come il Consorzio Il Sestante in cui tutti ci riconosciamo e che dà un valore aggiunto al nostro operare.

Mi riferisco alle organizzazioni che costituiscono il CONSORZIO SOCIALE SAVONESE: il CRESS e COOPERARCI con le quali abbiamo saputo traguardare storie anche parzialmente diverse per lavorare su territori e servizi importanti. I nidi di Savona e i servizi di ambito di Vado, Quiliano, Spotorno e Bergeggi.

Gli stessi partner, insieme a Il Faggio, con i quali diamo il nostro contributo alla società Opere Sociali Servizi, partecipata di Opere Sociali: un pezzo di storia della città di Savona verso i deboli e i bisognosi.

Mi riferisco all’Associazione Autismo Savona Guardami Negli Occhi con la quale ci siamo “incontrati” partendo dalle relazioni professionali per “allargare” la conoscenza e la collaborazione con corsi per insegnanti ed educatori, progetti per lo sviluppo dell’autonomia e dell’inserimento lavorativo e con la quale, oggi, con Orto Circuito collaboriamo al progetto dell’Orto Sociale di Quiliano.

Mi riferisco al Forum Provinciale del Terzo Settore di cui Progetto Città è tra i fondatori ancora quando si chiamava Consulta del Terzo Settore. Crediamo che debba tornare ad essere il primo interlocutore anche per le pubbliche amministrazioni.

Mi riferisco ai tantissimi soggetti del Terzo Settore con i quali, grazie alla tessitura di rapporti quasi quotidiana e costante, portiamo avanti il progetto Re.Lig insieme al Ministero di Giustizia a favore dei minori coinvolti in reati e nella loro prevenzione.

Ecco, crediamo di essere una comunità ma una comunità che vive, cresce e lavora nelle comunità dei nostri territori. La nostra sfida, che lanciamo oggi a noi ma non solo a noi, è quella di essere SEMPRE capaci di interpretare i bisogni che l’oggi e il futuro ci pongono davanti. Sfida che crediamo di vincere solo lavorando insieme, COLLABORANDO ALL’INDIVIDUAZIONE E ALLA COSTRUZIONE DELLE SOLUZIONI.

ESSERE COOPERATORI SOCIALI

In questi trent’anni la cooperazione ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo del sistema di welfare. Non siamo noi da soli a dircelo ma lo dicono i fatti.

Chi di voi c’era in quegli anni sa bene che, allora, parlare di cooperazione sociale era parlare di un qualcosa di molto indefinito… nella maggior parte dei casi chi si avviava a far nascere una cooperativa era mosso più da valori e principi che dalla consapevolezza che la cooperativa fosse “lo strumento legale e operativo” più adeguato. Certamente eravamo mossi anche dalla consapevolezza che “fare insieme” fosse più “forte” che fare ognuno per sé…

Ecco, cooperare deve essere uno “stile” di vita da contrapporre al concetto di “Io faccio il mio e vado avanti”; dobbiamo passare dal dire “Faccio il cooperatore sociale, o lavoro in cooperativa” a dire “SONO un cooperatore sociale”.

La cooperazione sociale, in generale, ha questi valori che decliniamo nel quotidiano dei nostri servizi ma talvolta è anche successo che l’essere immersi in dinamiche di mercato ci abbia portati su strade diverse convinti che l’obiettivo fosse solo quello di crescere come fatturato e come presenza sul territorio.

“La funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e senza fini di speculazione privata” ci viene riconosciuta anche dalla nostra Costituzione repubblicana (art. 45): “la legge ne promuove e favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”.

A partire da questa consapevolezza, la nostra “svolta dei trent’anni” si fonda sul percepire gli altri attori del contesto in cui operiamo – amministrazioni, altre cooperative, associazioni, mondo ecclesiale, volontariato, cittadini attivi, – come partner con i quali condividere prima la lettura dei bisogni del territorio e con i quali poi coprogettare risposte che aiutino a migliorare la qualità della vita dei cittadini e delle comunità.

 

LE SFIDE: NO SOLO EROGATORI DI SERVIZI MA SOGGETTI ATTIVI NELLE COMUNITÀ

Spesso, dicevo, la cooperazione non ha collaborato. Se così è stato, e così è stato, noi crediamo che ora sia necessaria una fase diversa. Una fase che ci faccia tornare alle origini. Alle origini che ci vedevano come un soggetto propositivo; fortemente propositivo che, col coltello tra i denti, andava a sostenere bisogni fino ad allora poco identificati e tutelati dallo Stato; cercando anche finanziamenti, soldi che non esistevano per quei bisogni.

Oggi il problema delle risorse esiste, esiste eccome, ma dobbiamo essere capaci di intercettarle, di capitalizzare le risorse che ci sono ma per fare ciò è fondamentale aver chiari i problemi, aver chiari i bisogni.

Li abbiamo chiari i problemi, noi cooperatori? Abbiamo chiari i bisogni delle nostre comunità?

O siamo solo GESTORI, pur bravi, bravissimi, di servizi?

La risposta non è da trovare stasera ma sicuramente è necessario porci queste domande.  

E non possiamo porcele da soli. Né come singola cooperativa, né solo tra noi cooperative, né da sole possono porsele le amministrazioni.

Dobbiamo provare a chiedercelo insieme, seduti allo stesso tavolo con ruoli e competenze diverse e ben chiare. Senza commistioni o zone grigie. Senza ambiguità!

Ma crediamo che collaborare possa essere l’unica RICETTA VINCENTE.

Collaborare vuol dire anche riconoscersi reciprocamente. Oggi il mondo della cooperazione è visto da una certa parte dell’opinione pubblica con sospetto.

Se prima eravamo i “buoni”, quelli che “oh come sei bravo a fare questo lavoro, io non lo farei mai”, oggi siamo i “buonisti”, quelli che approfittano dei bisogni altrui, i furbacchioni, quelli che la pacchia…

Ma noi non siamo né buoni né buonisti.

Siamo educatori, animatori, assistenti sociali, operatori socio sanitari, fisioterapisti, operatori sociali dell’accoglienza: SIAMO una comunità di professionisti con un know how e con una professionalità di altissimo livello. E che nessuno può mettere in discussione.

Ma siamo anche dei cooperatori, delle persone che, parafrasando ancora una volta papa Bergoglio, credono che “la cooperazione è un modo per “scoperchiare il tetto” di un’economia che rischia di produrre beni ma a costo dell’ingiustizia sociale. Che cooperare “è sconfiggere l’inerzia dell’indifferenza e dell’individualismo facendo qualcosa di alternativo e non soltanto lamentandosi” che chi lavora in una cooperativa “crede in un modo diverso di produrre, un modo diverso di lavorare, un modo diverso di stare nella società”.

Nel nostro futuro, l’intreccio tra queste due dimensioni è decisivo. Si tratta di viversi non solo più come professionisti del lavoro sociale, ma come attivatori di relazioni e risorse di comunità, come agenti in grado di stimolare alleanze e collaborazioni. È, nella sua complessità, un mestiere ampio e non scontato, non riconducibile alla mera professionalità nel lavoro sociale.

Quello che noi possiamo e vogliamo offrire è quello che siamo: una comunità disposta a collaborare. A collaborare tra di noi, tra le nostre socie e i nostri soci; tra i nostri servizi.

Con le amministrazioni, con le altre cooperative. Collaborare non chiedendo agli altri di fare delle cose ma portando quello che possiamo offrire noi. Mettendolo a disposizione del bene comune.

Sicuramente possiamo portare la nostra professionalità, il nostro impegno, la nostra passione, la nostra fede nei diritti, la nostra fede nel fatto che ogni PERSONA DEBBA crescere con gli stessi diritti e le stesse opportunità in una comunità accogliente.

E dobbiamo anche essere più bravi del passato a parlare e collaborare con gli “altri da noi”. Non dobbiamo crederci una elite che, per il tipo di lavoro che fa, sa cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Non può e non deve essere così. Dobbiamo parlare con tutti fermi e convinti dei nostri ideali, delle nostre idee, della nostra identità.

 

DIAMO VALORE AL FUTURO

Nella seconda parte della serata, lanceremo la nostra idea di festa del trentennale. Non anticipo niente. Dico solo che quello sarà il nostro modo per provare a guardare al futuro con sano realismo.

L’ottimismo, di per sé, vale poco se recitato come un “mantra” e “a prescindere”. Così come il pessimismo non aiuta a risolvere problemi.

Il sano realismo, invece, a mio avviso, aiuta a non avere visioni pregiudiziali, aiuta a vedere i problemi ma, al tempo stesso, ad “immaginarsi” le soluzioni, a provare a costruirle e ad avere la capacità di ammettere il fallimento momentaneo o definitivo come un dato di fatto per ripartire verso nuove ipotesi.

Noi vogliamo dare valore al futuro, ad un futuro tutto da costruire. Con errori, vittorie, inciampi, successi e insuccessi ma che possa fondarsi sulla collaborazione tra persone, amministrazioni, organizzazioni.

Lanciamo una sfida ambiziosa. La lanciamo prima a noi stessi, alle nostre socie e ai nostri soci. Non vi chiediamo di fare cose straordinariamente diverse da quelle che quotidianamente facciamo: le RELAZIONI, la COLLABORAZIONE, L’APERTURA AL TERRITORIO E ALLE COMUNITA’ sono nel nostro DNA.

 

ALLE AMMINISTRAZIONI

Chiediamo di essere sfidanti nei nostri confronti come noi proveremo a essere sfidanti nei loro confronti. Sfidanti significa capaci di essere interlocutori seri e responsabili con i quali, nel rispetto dei ruoli, confrontarsi per la crescita delle nostre comunità. Vogliamo contribuire a farle crescere, sempre, le nostre comunità a trovare soluzioni perché siano più accoglienti, siano la casa di tutte e tutti in cui ognuno faccia il proprio lavoro, si senta riconosciuto nei propri diritti e abbia le proprie opportunità.

 

ALLE ORGANIZZAZIONI DEL TERZO SETTORE

Chiediamo (e chiediamo a noi) la capacità di mettere al CENTRO quello che ci unisce, nel rispetto delle storie reciproche e nella consapevolezza che rimanere ancorati al passato ci può condannare tutti all’insignificanza. A essere come una splendida macchina da scrivere Olivetti all’avvento del computer. Abbiamo la capacità di essere innovativi, usiamola insieme.

 

ALLE SOCIE E AI SOCI

Vi chiediamo di essere consapevoli della necessità di ESSERE COOPERATORI SOCIALI e non lavorare in cooperativa. Qui non esiste, al di là delle responsabilità diverse, un NOI soci e dall’altra parte un CDA e una DIREZIONE. Siamo tutti dalla stessa parte, con ruoli e responsabilità diversi. Siamo la nostra unica vera risorsa.

Essere COOPERATORI SOCIALI richiede fatica, lo so, lo sappiamo perché tutti conosciamo la complessità dei nostri lavori. Ma per continuare a fare bene quello che facciamo è l’unica strada possibile. E tutte e tutti insieme ci saremo, consapevoli, con sano realismo, delle nostre forze.

Come sarà Progetto Città tra cinque o dieci anni? Io credo che sarà come è sempre stata: attenta alle persone, capace di dare spazio alla partecipazione interna e proiettata all’esterno.

Ma sarà sempre più capace di essere NODO ATTIVATORE di relazioni e SOLUZIONI. E SARA’ MERITO DI OGNUNA E OGNUNO DI NOI.

E, senza retorica che non mi appartiene, orgogliosamente e con convinzione dico che abbiamo fatto tanto, abbiamo fatto tanta strada ma…IL MEGLIO DEVE ANCORA VENIRE. Buon TRENTENNALE!

 

Gaetano Merrone

Presidente Progetto Città

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